Il caso Gucci e l’evoluzione del diritto

Sarà la Corte di Cassazione a dire se gli eredi di Maurizio Gucci dovranno davvero onorare l’impegno preso dal padre nei confronti dell’ex-moglie Patrizia Reggiani (circa un milione di euro annui di vitalizio). Per il momento, la Corte d’Appello di Milano ha infatti dato ragione alla sig.ra Reggiani, ritenendo a quanto pare ininfluente il fatto che, nel 1995, quest’ultima abbia commissionato l’omicidio dell’ex-marito. L’accordo sul vitalizio sarebbe dunque del tutto valido, a prescindere dalla condanna definitiva della Reggiani, e da qualsiasi valutazione di carattere morale che, in quanto tale, non deve interferire col mondo del diritto.

In questi casi è inevitabile il porsi di una domanda vecchia quanto il diritto stesso: la legge può essere ingiusta? O, in termini più tecnici: la separazione tra diritto e morale è davvero inevitabile?

Un caso del tutto simile si è presentato nel 1989 all’attenzione della Corte d’Appello dello Stato di New York, quando si discuteva se un certo Elmer Palmer – nominato erede dal nonno, poi da lui ucciso al fine di ereditare, com’era stato pacificamente riconosciuto in sede penale – conservasse comunque, in sede civile, il diritto all’eredità. La minoranza della Corte americana sostenne che, se si voleva rispettare il diritto in vigore, e per quanto la cosa fosse moralmente ripugnante, non si poteva far altro che attribuire l’eredità all’assassino del testatore. La maggioranza della Corte d’Appello, invece, decise che l’insieme delle leggi e dei precedenti, ossia le regole del diritto vigente, potesse venire reinterpretato sulla base del principio – sino ad allora mai applicato a casi di assassinio del testatore, ma solo a casi analoghi, come quelli del truffatore che cerca di beneficiare della truffa, o del danneggiante che cerca di beneficiare del danno – che nessuno può trarre beneficio dal proprio illecito: sicché neppure l’assassino del testatore può trarre beneficio dall’omicidio.

Usando gli strumenti dell’interpretazione I giudici americani sono riusciti a dare una risposta “morale” senza abbandonare il campo del diritto. Molto probabilmente la Corte di Cassazione riuscirà a raggiungere lo stesso risultato, seguendo la strada tracciata dai Principi generali dell’Ordinamento. Qualora non fosse possibile riuscirci, sarà interessante vedere se la scelta cadrà sul rispetto assoluto della legge o sull’apertura verso esigenze di giustizia che, per qualcuno, stanno al di sopra della legge stessa.

In ogni caso sarà un’occasione per assistere “in diretta” all’evoluzione del diritto.